Perché Splēn

«Mio caro amico, vi mando un’operetta di cui solo ingiustamente si potrebbe dire che non ha né capo né coda, poiché, al contrario, tutto in essa è, nello stesso tempo, e testa e coda, alternativamente e reciprocamente. Considerate, vi prego, quali mirabili comodità questa combinazione offre a noi tutti, a voi, a me e al lettore. Possiamo tagliare dove vogliamo: io la mia fantasticheria, voi il manoscritto, il lettore la sua lettura; infatti, la riluttante volontà di quest’ultimo non la sospendo all’interminabile filo di un intreccio superfluo. Staccate pure una vertebra, e i due pezzi di questa tortuosa fantasia si ricongiungeranno senza sforzo. Spezzatela in numerosi frammenti, e vedrete che ognuno di essi può esistere separatamente. Nella speranza che alcuni di questi tronconi resteranno vivi abbastanza da piacervi e divertirvi, oso dedicarvi l’intero serpente.»

Così Baudelaire introduce il suo Spleen di Parigi scrivendo all’amico e scrittore Arsène Houssaye. Così Splēn vuole mostrarsi ai suoi lettori. Armoniosa barocca coesa disarmante enigmatica fragrante gravida impetuosa libera multiforme nostalgica ossequiosa palindroma quantistica rocambolesca strabiliante tattile urticante viscerale zincografica.

L’Editore

Surya Amarù, l’Editore, non è uno scrittore, un intellettuale, un critico; non un ciarlatano, un misantropo, un vaneggiatore. È la bambina di quattro anni incantata dalla credenza piena di carte scritte e ingiallite della nonna; la ragazza con il romanzo sempre in borsa; la libraia sommersa da libruncoli libracci librutti, l’editor che brama lo sghiribizzo letterario e si risveglia tra eresie sintatticostilmorfologiche; l’esploratore alla ricerca di pepite in un mare magnum d’inchiostro.

Proprio questi assiomi hanno dato vita a Splēn edizioni – una nuova realtà in Sicilia, terra natia di grandi scrittori e sparuti ma forti lettori – e al suo progetto editoriale semplice ma impegnativo: portare un barlume di luce tra l’oscurità letteraria generata dai rinomati colossi editoriali. Poche opere ma buone, di tangibile valore letterario (e probabilmente per questo non di facile lettura e divulgazione) e riconoscibili in virtù di un progetto grafico tanto innovativo quanto temerario.

Le collane

Caleidoscopi. La collana prende il nome dal termine greco καλειδοσκοπεω, cioè “vedere bello”. Il caleidoscopio è uno strumento ottico che si serve di specchi e frammenti di vetro o plastica colorati per creare una molteplicità di strutture simmetriche. Ruotando il caleidoscopio, le figure mutano e cambiano colore e forma, senza mai ripetersi.

I libri della collana di narrativa – che raccoglie al suo interno romanzi e racconti – appaiono inizialmente frammentari e di difficile interpretazione. Pagina dopo pagina quelle parole prima indecifrabili si colorano, si animano e si incastrano perfettamente l’un l’altra dando vita a un quadro emotivo e artistico che appare e scompare per ricomparire nuovamente, sotto mutate forme, in un’altra pagina o in occasione di una seconda lettura.

I fulmini. Collana dedicata ai giovani lettori che ripercorre le avventure di dèi ed eroi della mitologia e le imprese dei condottieri che hanno fatto la storia. I volumi sono scritti con il carattere EasyReading™, Font ad alta leggibilità: strumento compensativo per i lettori con dislessia e facilitante per tutte le categorie di lettori.

I capodogli. Collana rivolta ai ragazzi tra gli 11 e i 16 anni. È grondante di avventura, scenari fantastici e mistero, ma anche di legami profondi come gli abissi in cui nuota il capodoglio. Simbolo di forza, resistenza e tenacia, il cetaceo incarna le qualità innate o alle quali aspirano i giovani protagonisti dei libri.