Distopie ante litteram

  • testata: Andersen - La rivista italiana dei libri per ragazzi
  • Data di pubblicazione: 01-03-2017

vetrina

 

Distopie ante litteram

 

“Si cerca un ragazzo intelligente, vispo, brutto da somigliare a una scimmia. Viaggerà, sarà pagato bene. Dirigersi dal professore Edmondo Eyre, Lahor Street n.4647. Il fatto di vedere questo avviso ripetuto per parecchi mesi dimostrava che qualcuna delle condizioni richieste non era facile a trovarsi, insieme con le altre nello stesso individuo. Il dottor Eyre già disperava, quando una mattina vide presentarsi in casa sua un vecchio operaio accompagnato da un ragazzo.”

Lessi molti anni or sono i quattro racconti di Capuana che adesso Splēn ripropone in un bel cofanetto in cartoncino. Opere minori e d’occasione ma di indubbio interesse nella bibliografia dello scrittore e, soprattutto, piacevolmente leggibili ancor oggi. Parto dai titoli che già dicono molto: Volando, Nel regno delle scimmie, La città sotterranea, L’isola degli automi. Siamo, insomma, nei territori della nascente fantascienza e, non casualmente, alcuni accenti farebbero pensare – più che a Jules Verne – a Herbert George Wells, il vero padre della moderna SE. I testi uscirono attorno al 1906 pubblicati nella “Bibliotechina aurea illustrata” dell’editore palermitano Salvatore Biondo. La serie si componeva di numerosissimi volumetti brossurati, in genere di 24 pagine e dal costo assai contenuto. Si trovano sovente rilegati assieme, anche perché venivano acquistati dalle scuole come “Dono. In premio della buona condotta e profitto nello studio”, da distribuire nel corso delle solenni cerimonie di fine anno. Pur nella prevalente impostazione moralistico-didattica, Capuana si trovava in buona compagnia. Sfogliando a caso si ritrovano nomi quali: Ida Baccini, Onorato Fava, Anna Vertua Gentile, Grazia Deledda, Salvatore Di Giacomo, Yambo e il Capitano Guido Altieri (il Verne italiano), nom de plume del fertilissimo Salgari che, in questo modo, evitava il contratto che lo legava esclusivamente al genovese Donath. I fascicoletti erano accompagnati da due tavole al tratto a tutta pagina e nel caso di Capuana, incontriamo il nome di Corrado Sarri, illustratore fiorentino dalla marcata vena plebea e vernacolare, volto ad una costante misura beffarda grottesca, soltanto in apparenza lontana dai temi dei quattro testi ma in realtà ben vicina al cuore della scrittura di Capuana, sia alla misura fiabesca e magica sia ad un versante nero e soprannaturale. Bello il lavoro compiuto dagli illustratori, tutti di ambito catanese. Lucia Scuderi non ha certo bisogno di presentazioni e piace, anche questa volta, per un segno incisivo e ironico. Sgarlata e Francaviglia compiono un fine e incisivo lavoro di lettura della storia, mentre il segno pulito ed essenziale di Santo Pappalardo vive di una pacata ironia. Convincente Rachele Fichera, autrice che non conoscevo, e che sembra rifarsi al “realismo” di un pittore come Bruno Caruso che in anni lontani si cimentò anche con l’illustrazione per ragazzi. Poco mi piacciono, concludendo, le pagine di presentazione e di chiusura, nonché le note che poco aggiungono e appesantiscono la lettura, con il rischio di allontanare i lettori.

Luigi Capuana – ill. di Lucia Scuderi – Santo Pappalardo – M. Rachele Fichera – Riccardo Francaviglia e Margherita Sgarlata, Quattro viaggi straordinari, Catania, Splēn edizioni, 2016, euro 19,00.

 

Walter Fochesato

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